Revoca Fido Bancario



REVOCA FIDO BANCARIO

Hai ricevuto una comunicazione scritta di revoca fido bancario?

La direzione della banca ti ha chiesto, anche solo verbalmente, la revoca dei fidi ed il rientro dalle esposizioni?

Minacciando, persino, il passaggio a sofferenza o meglio di segnalare la sofferenza in Centrale Rischi?

Innanzitutto mantieni la calma.

Oggigiorno è sempre più frequente subire ingiustizie dalle banche, con il rischio concreto di vedere andare in fumo il lavoro di una vita ed essere messi in sofferenza.​

Sappi che esistono vari “rimedi” per affrontare la banca o bloccarla.

Le anomalie bancarie, come l’anatocismo e l’usura bancaria, sono molto più diffuse di quanto immagini. Queste leve possono e devono essere usate contro le esose e vessatorie richieste della banca.

Con questo articolo, cercherò di dare le principali indicazioni sul da farsi per contrastare e difenderti dalla banca che, probabilmente, sta puntando ad aggredire il tuo patrimonio.

COS’E’ LA REVOCA FIDO BANCARIO?

I fidi concessi dalla banca, principalmente per elasticità di cassa o anticipo fatture, possono avere validità a scadenza (c.d. fido a scadenza), oppure a tempo indeterminato (c.d. fido a revoca).

Nell’ipotesi di fido a tempo indeterminato, il rapporto decade solo se la banca o il cliente recedono dal contratto. Nella stragrande maggioranza dei casi è la banca a comunicare la revoca fido bancario.

La lettera revoca fidi è quindi quella comunicazione con la quale la banca chiede il rientro immediato fido bancario o quasi. Tutto ciò è regolato dall’art. 1845 del codice civile.

Di seguito un esempio di lettera di revoca affidamenti.

  • Lettera revoca fido bancario Unicredit- pag 1

    Revoca Fido Bancario Unicredit -pag1
  • Lettera revoca fido bancario Unicredit- pag 2

    Revoca Fido Bancario

REVOCA FIDO BANCARIO PREAVVISO

In relazione alla validità legale di un preavviso spesso troppo stringente, la normativa così dispone:

”Se l’apertura di credito è a tempo indeterminato, ciascuna delle parti può recedere dal contratto, mediante preavviso nel termine stabilito dal contratto, dagli usi o, in mancanza, in quello di quindici giorni.”

Di recente la Cassazione Civile, Sez. 1^, con Ordinanza n. 29317 del  22/12/2020, ha stabilito che, la revoca affidamento bancario, con richiesta di pagamento entro 15 giorni,  è legittima con il rispetto di un congruo preavviso. Non deve, peraltro, violare il principio generale di buona fede esecutiva allorquando vi siano stati comportamenti inaffidabili del debitore.

È evidente che, tranne casi del tutto eccezionali, l’imprenditore non sia in grado di rientrare dal fido concesso, e magari utilizzato da anni, in quindici giorni. D’altronde, se la banca ha revocato i fidi, è perché si sono venute a creare delle condizioni per cui l’imprenditore manifesta delle difficoltà.

Se da un lato è stato ritenuto “lecito” un preavviso di solo quindici giorni per la revoca del fido, altrettanto vero, è che l’imprenditore ha il diritto/dovere di difendersi e tutelare il patrimonio suo e dei suoi fideiussori.

COSA SUCCEDE SE NON SI PAGA?

Al mancato pagamento, se non hai messo in piedi tutte le tutele necessarie per difenderti dalla banca, la stessa esporrà a  “sofferenza” l’impresa e tutti i soci e fideiussori, normalmente i familiari dell’imprenditore.

Ciò significa la morte finanziaria dell’impresa e dei fideiussori.

Tutte le altre banche, anche quelle con cui il rapporto è in “bonis”, appresa la notizia della segnalazione a sofferenza, sono tenute, per normativa vigente, a revocare anche loro i fidi concessi.

Di lì a poco, la banca chiederà un decreto ingiuntivo per il recupero giudiziale del credito, che, molto spesso, è provvisoriamente esecutivo.

COSA NON FARE DOPO LA REVOCA DEI FIDI BANCARI

In questa fase se la banca ti vede solo ed impaurito, cercherà di farti sottoscrivere un piano di rientro fido bancario, che solo apparentemente sembrerà essere conveniente. Nei fatti, il piano di rientro ha il fine preciso di chiuderti in un angolo.

Ti consigliamo, pertanto, di non trattare da solo con la banca. Quest’ultima cercherà di utilizzare ogni mezzo, più o meno lecito, per indurti in errore.

Affidati a professionisti che possono assisterti.

Sono sicuro che del tuo settore lavorativo conosci ogni segreto, vale così anche per il direttore che ti trovi davanti. Al di là del suo aspetto, ha un fine ben preciso: portare utile alla banca, utile, che ogni mese gli garantisce lo stipendio, è un soldato e tu soltanto un numero, una “posizione” da definire.

  • Non firmare niente, specie un piano di rientro fido a rate, se prima non è passato al vaglio dei professionisti che ti assistono.
  • Non accettare mai e poi mai di pagare il debito del conto corrente con la stipula di un mutuo ipotecario. La banca sa benissimo, e magari tu no, che per recuperare il credito di un conto corrente è necessaria una causa ordinaria, dagli esiti incerti per ambo le parti. Con il mutuo ipotecario la banca potrà, in caso di insolvenza agire e pignorare la casa con molta facilità.

REVOCA FIDO COSA FARE

Agisci velocemente, il tempo, in questi casi, gioca un ruolo fondamentale.

Ottieni una pre-analisi sui tuoi rapporti bancari per verificare la presenza di anomalie quali: Anatocismo, Usura, Interessi ultra legali, Spese e commissioni illegittime.

Tali anomalie o illeciti bancari rappresentano una prassi per il sistema bancario italiano e non certo un’ eccezione.

In oltre 10 anni di esperienza, con migliaia di rapporti analizzati, posso affermare con certezza che l’85% dei rapporti di conto corrente, specie quelli datati, contengono le anomalie di cui sopra.

Accertate le anomalie puoi richiedere la stesura di una perizia econometrica, necessaria per evidenziare e quantificare gli illeciti bancari, la perizia determinerà il reale saldo del conto corrente, che noi corrisponde mai al saldo esposto dalla banca, ed affermo questo per consolidata esperienza, dai una occhiata ad alcuni nostri casi di successo.


FARE CAUSA ALLA BANCA

Il consiglio che mi sento di dare, in tutta franchezza è attaccare la banca prima che la banca ti attacchi.

Certo bisogna valutare di caso in caso, ma andare davanti al Giudice per richiedere giustizia e quindi che venga accertato il reale saldo, ha diversi vantaggi:

  1. L’ istituto non potrà segnalare la posizione a sofferenza per l’intera durata del giudizio.
  2. La banca non potrà promuovere altri giudizi “ne bis in idem”, e dovrà attendere l’esito di quello promosso dal correntista.
  3. La posizione passa dalla filiale all’ufficio legale, il dialogo, quindi, non avviene più tra imprenditore e direttore, ma tra avvocati che dialogano allo stesso livello.
  4. Per normativa vigente, l’istituto deve accantonare delle somme, per la potenziale perdita, ciò rende la banca più “aperta” a soluzioni transattive.
  5. In caso di accordo, quindi di diminuzione e diluizione del debito, la banca non potrà esporre una segnalazione negativa come perdita, ma dovrà semplicemente rettificare il saldo in centrale rischi.
  6. Una volta arrivato il giudizio, che è solo dichiaratorio, anche se il debito dovesse permanere la banca dovrebbe comunque promuovere un altro giudizio per il recupero del credito.

Non esitare a contattarci.

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