Reasset si serve di strumenti impiantati dal codice civile e penale, con la possibilità di tutelarsi dal sistema bancario.

Aiuti per le aziende in crisi, sospensione mutui e finanziamenti.

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Il necessario stop imposto dal governo per ridurre il rischio contagio da coronavirus produrrà, inevitabilmente, gravi ripercussioni sul tessuto economico e produttivo nazionale.

Non si può né calcolare né prevedere gli impatti che avrà sull’economia sia per le imprese, piccole medie o grandi che siano, che per le famiglie.

Diverse le misure messe in campo per arginare tale crisi, un focus sul decreto per quanto attiene la parte di nostra competenza ovvero quella bancaria e finanziaria.

Il decreto “Cura Italia” – Decreto n. 18/2020 pubblicato in G.U. il 17.03.2020, ha introdotto numerose misure finanziarie a sostegno delle famiglie e della classe imprenditoriale esposte ad inevitabili difficoltà economiche.

Si tratta di provvedimenti che incidono sull’intero sistema bancario e che impattano, sia sui rapporti già in essere, che sui rapporti ancora da costituire con le banche nel periodo del Coronavirus.

Ma andiamo per ordine.

Cosa è stato previsto per famiglie e lavoratori?

Tra le misure più attese vi è quella che ha previsto la possibilità di richiedere la sospensione del pagamento delle rate dei mutui “prima casa” per nove mesi.

La misura permetterà di ottenere la sospensione senza alcuna conseguenza negativa, attraverso l’adesione al c.d. Fondo “Gasparrini” che si occuperà di “compensare” la banca per il maggior tempo concesso al cliente.

Tale diritto, finora riservato a chi perdeva il lavoro o subiva un decesso in famiglia è stato esteso anche ai lavoratori autonomi e ai liberi professionisti, ma a condizione che autocertifichino di aver registrato, in un trimestre successivo al 21 febbraio 2020, un

calo del proprio fatturato, superiore al 33% dell’ultimo trimestre 2019 in conseguenza della chiusura o della restrizione della propria attività a causa dell’emergenza coronavirus.

Il richiedente dovrà, inoltre, essere proprietario di un immobile adibito ad abitazione principale e titolare di un mutuo, contratto per l’acquisto dello stesso immobile, di importo non superiore ad € 250.000,00, in ammortamento da almeno un anno al momento della presentazione della domanda. Non dovrà più presentare l’ISEE.

Non risultano invece provvedimenti a favore di persone o famiglie che abbiano stipulato contratti diversi dal mutuo per l’acquisto della prima casa oppure che intendano richiedere nuovi finanziamenti a causa delle eventuali perdite derivanti dal Coronavirus.

In aggiunta, ma nell’ottica di tutelare il risparmio, è stato previsto il diritto dei risparmiatori azionisti e/o obbligazionisti di una banca posta in liquidazione coatta amministrativa (le banche c.d. in crisi) di ottenere il 40% dell’indennizzo prima che il “ Fondo Indennizzi Risparmiatori” (FIR) approvi il relativo piano di riparto, benché solo a seguito del completamento dell’esame istruttorio.

Quali sono invece le misure a sostegno delle micro, piccole e medie imprese?

Maggiori e più impattanti sono le misure a favore delle attività imprenditoriali danneggiate dall’epidemia di Covid-19.

Le micro, piccole e medie imprese che autodichiarino di aver subito una riduzione parziale o totale dell’attività quale conseguenza diretta della diffusione del Coronavirus potranno ricorrere alle seguenti misure di sostegno finanziario:

  • Non potranno essere revocati in tutto o in parte fino al 30 settembre 2020 le aperture di credito a revoca e i finanziamenti accordati a fronte di anticipi su crediti esistenti alla data del 29 febbraio 2020.
  • Il pagamento delle rate di mutui, finanziamenti a rimborso rateale e non, canoni di leasing è sospeso sino al 30 settembre 2020, limitatamente alle quote capitale.
  • Il “fondo di garanzia PMI” conferirà a favore delle PMI per la durata di nove mesi dall’ entrata in vigore del decreto, garanzie statali gratuite. L’importo massimo garantito per singola impresa è di 5 milioni di euro, con percentuale di copertura pari all’80% dell’ammontare di ciascuna operazione di finanziamento per gli interventi di garanzia diretta, 90% per gli interventi di riassicurazione degli importi garantiti dal Confidi o da altri fondi di garanzia.
  • Al fine di agevolare le operazioni di cartolarizzazione dei crediti deteriorati si introduce il diritto delle società di trasformare i crediti pecuniari in crediti d’imposta se:
    1. i crediti sono ceduti prima del 31 dicembre 2020;
    2. sono trascorsi 90 giorni dalla scadenza del termine per l’adempimento del credito ceduto;
    3. l’ammontare globale delle cessioni non superi il limite massimo di due miliardi di euro.
    4. Tale misura potrà risultare molto utile per “compensare” dei debiti con l’erario attraverso la cessione dei crediti di difficile riscossione.
  • Le imprese che hanno ottenuto finanziamenti agevolati per progetti di “internazionalizzazione” possono richiedere la sospensione fino a dodici mesi del pagamento della quota capitale e degli interessi delle rate in scadenza nel corso dell’anno 2020, con conseguente traslazione del piano di ammortamento per un periodo corrispondente.

Il decreto, per quanto ampio, lascia fuori molte categorie di finanziamento.

È comunque sempre possibile difendersi dal sistema bancario utilizzando gli strumenti messi a disposizione dal nostro codice civile e penale.

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