Cos’è la Commissione Disponibilità Fondi (CDF)?

La Commissione Disponibilità Fondi (CDF) viene applicata ai rapporti di conto corrente affidati al fine di remunerare la banca per la messa a disposizione di una determinata somma per elasticità di cassa o anticipi SBF.

Tale commissione è equiparabile ad altre quali la Commissione sul fido accordato o Commissione disponibilità immediata fondi (DIF), ciò dipende dalla denominazione che l’Istituto Bancario decide di adottare.

La Commissione Disponibilità Fondi (CDF) trova applicazione sui nostri estratti conto a partire dal 3° trimestre 2009 sostituendo la commissione massimo scoperto (CMS) e altre spese applicate a titolo di concessione e istruttoria fidi (compresi i Diritti di Segreteria).

Breve Cenno Sulla commissione di massimo scoperto (CMS)

Prima della introduzione della legge 2/2009 l’applicazione della Commissione di Massimo Scoperto (CMS) non era normata da nessun regolamento, dacché ogni Istituto Bancario poteva applicare le condizioni in totale discrezionalità e senza timore di incorrere in illecito alcuno.

Nessun limite in termini percentuali applicabile, nessuna certezza sulla modalità di applicazione. La percentuale può esser infatti applicata sul massimo utilizzo oltre il fido, sulla eccedenze di utilizzo, per il periodo temporale ristretto all’utilizzo o sull’intero trimestre, etc..

Sono innumerevoli le modalità di calcolo e applicazione esistenti nei manuali di matematica finanziaria.

Tale incertezza ha prodotto non poche aberrazioni specie dopo l’introduzione della legge 108/96 sulla usura bancaria. Banca D’Italia, nel dare indicazioni sulla applicazione di detta legge, in un primo momento, escludeva le CMS dal computo di calcolo sulla usura.

Ci sarebbe molto da discutere sulla scelta, come d’altronde si è fatto, ma non è questo lo spazio.

Nei fatti si è osservato, e questo è un dato oggettivo, alla progressiva “lievitazione” delle CMS. Molte banche, non tutte oggettivamente, hanno spostato il margine di guadagno, dagli interessi debitori, oggetto di normativa antiusura, alle CMS.

Ciò ha reso necessario l’intervento, seppur molto tardivo e blando, del legislatore.

Disciplina normativa Commissione Disponibilità Fondi (CDF)

Per regolamentare le commissioni finalizzate alla remunerazione del fido e gli utilizzi oltre lo stesso, il Legislatore è quindi intervenuto dapprima con Legge 2/2009, all’articolo 2 bis, e successivamente con l’introduzione dell’ art. 117 bis T.U.B.

La Legge 2/2009 statuisce che:

per la Commissione di Massimo Scoperto: Sono nulle le clausole contrattuali aventi ad oggetto la commissione massimo scoperto se il saldo del cliente risulti a debito per un periodo continuativo inferiore a trenta giorni ovvero a fronte di utilizzi in assenza di fido”.

Per le altre commissioni: Sono altresì nulle le clausole… che prevedono una remunerazione accordata alla banca per la messa a disposizione di fondi… salvo che il corrispettivo per il servizio di messa a disposizione delle somme sia predeterminato… con patto scritto, non rinnovabile tacitamente… e rendicontato al cliente con cadenza massima annuale …”.

Il legislatore, con la legge 2/20009, ha  cercato di regolamentare l’applicazione delle commissioni di massimo scoperto ma allo stesso tempo ha autorizzato il sistema bancario ad applicare  un “corrispettivo per il servizio di messa a disposizione delle somme purché predeterminato con patto scritto, non rinnovabile tacitamente… e rendicontato al cliente con cadenza massima annuale.”

Con l’entrata in vigore del nuovo art. 117 bis del D.Lgs. 385/93 TUB, le commissioni di massimo scoperto sono divenute definitivamente illegittime e si è finalmente provveduto a disciplinare le commissioni da applicare alle aperture di credito.

Nello specifico l’art. 117 bis TUB stabilisce:

“I contratti di apertura di credito possono prevedere, quali unici oneri a carico del cliente, una commissione onnicomprensiva, calcolata in maniera proporzionale rispetto alla somma messa a disposizione del cliente e alla durata dell’affidamento, e un tasso di interesse debitore sulle somme prelevate. L’ammontare della commissione, determinata in coerenza con la delibera del CICR anche in relazione alle specifiche tipologie di apertura di credito e con particolare riguardo per i conti correnti, non può superare lo 0,5 per cento, per trimestre, della somma messa a disposizione del cliente.

A fronte di sconfinamenti in assenza di affidamento ovvero oltre il limite del fido, i contratti di conto corrente e di apertura di credito possono prevedere, quali unici oneri a carico del cliente, una commissione di istruttoria veloce determinata in misura fissa, espressa in valore assoluto, commisurata ai costi e un tasso di interesse debitore sull’ammontare dello sconfinamento.

Le clausole che prevedono oneri diversi o non conformi rispetto a quanto stabilito nei commi 1 e 2 sono nulle. La nullità della clausola non comporta la nullità del contratto”

Quanto costa la commissione disponibilità fondi?

Gli operatori del settore hanno plaudito alla fissazione numerica e tecnica di una commissione, a qualsiasi titolo denominata, per la remunerazione del fido, 0,5 per cento su base trimestrale da applicare sul fido concesso, chiarezza è stata fatta, anche se, molte banche tutt’oggi stentano ad applicare la normativa vigente.

Nonostante venga pattuita per lo più delle volte contrattualmente e riportata nei Documenti di Sintesi, spediti periodicamente al cliente, è ancora troppo spesso poco chiaro il meccanismo di applicazione e ancor meno trasparente il conteggio eseguito da molte banche, la quali provvedono a riportarla nello scalare di conto corrente, assieme a tutte le altre competenze, oppure addebitarla direttamente tra i movimenti dell’estratto conto, senza far capire su cosa venga calcolata, quest’ultimo è infatti motivo di nullità della clausola di pattuizione per indeterminatezza e indeterminabilità.

E tanto per non bastare, non è raro trovare istituti di credito che non rinunciano a nulla e, non si astengono dall’applicare anche la vecchia cara commissione massimo scoperto.

Un’azienda con uno scoperto di conto corrente o affidamento di 100.000 euro pagherebbe una commissione di 550 euro a trimestre per il solo fatto che la banca ha messo a sua disposizione del denaro. Se realizza uno sconfinamento fido  pagherà, oltre alla Dif, anche la commissione istruttoria veloce, il cui importo varia a seconda della pattuizione contrattuale, generalmente l’importo della CIV addebitato va per scaglioni di sconfinamento. Pertanto ci si ritrova a pagare migliaia di euro di commissioni a trimestre, commissioni che nella maggior parte delle volte superano il tetto massimo consentito dalla legge.

Come ottenere il rimborso della Commissione Disponibilità Fondi (CDF)

Il rimborso delle commissioni illecitamente addebitate dalla banca può essere richiesto con un giudizio ordinario, con un ricorso all’ABF l’arbitro bancario e finanziario o con reclamo diretto all’istituto bancario.

Detto molto francamente sia il reclamo all’ABF che il reclamo a poco se non a nulla servono.

Qualora sussistano le condizioni, al fine di ottenere il rimborso, è consigliabile citare, previo diffida, la banca in giudizio, ordinario o veloce, e chiedere la restituzione dell’indebito.

Per quanto possa sembrare paradossale, ma vi assicuro che è così, la banca, ricevuta la citazione in giudizio, si apre alla trattativa e si arriva con maggiore facilità ad una composizione bonaria prima della sentenza.

Per fare questo è necessario effettuare una analisi sul rapporto di conto corrente, unitamente alla documentazione contrattuale, una volta individuati gli illeciti e qualora ne sussistano i presupposto economici si procederà, previo incarico, alla stesura della perizia econometria.

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