Commissione Massimo scoperto CMS come ottenere il rimborso

Cos’è e come viene applicata la Commissione Massimo Scoperto?

In tecnica bancaria la CMS, commissione di massimo scoperto, veniva definita “ottavino”, ad indicare l’incidenza di costo rispetto gli interessi debitori.

Abbiamo assistito, nel corso degli anni, ad una trasformazione o involuzione di questa commissione, ciò, a mio avviso, a seguito dell’entrata in vigore della legge 108/96.

Per una errata, per quanto maggioritaria, lettura della legge anti usura bancaria, gli interessi debitori hanno improvvisamente i limiti imposti dalla nuova normativa le CMS invece no. Si tratta di una interpretazione errata ovviamente, ma nei fatti molti istituti bancari, non tutti a dire il vero, hanno deciso di spostare la ricerca del profitto tutto sulle CMS e non più sugli interessi debitori.

Ecco che l’ottavino non esiste più e non di rado abbiamo analizzato rapporti affidati in cui le CMS incidono per il doppio od anche il triplo rispetto agli interessi debitori.

Si tratta, con certezza, di una pratica illecita e vedremo come fare per recuperare il maltolto.

Cosa è

La Commissione massimo scoperto (CMS) rappresenta il corrispettivo destinato a compensare la Banca dell’onere di dover fronteggiare ad una rapida espansione nell’utilizzo dello scoperto di conto corrente/ linea di credito/ affidamento.

Pertanto, su un fido di conto corrente pari ad € 30.000 utilizzato solo per 20.000, la commissione di massimo scoperto, come da definizione, dovrebbe calcolarsi sui 10.000 che rimangono disponibili, mentre sui 20.000 si applicherebbero gli interessi debitori.

Nella prassi bancaria tuttavia non è così.

Posto, infatti, che non vi sia alcuna definizione normativa affermatasi nella prassi creditizia, si rileva come anche la sua pratica applicazione da parte dello stesso sistema bancario sia difforme e non univoca.

Certo è, che tale corrispettivo rappresenta un onere aggiuntivo agli interessi e si applica generalmente sul saldo massimo di utilizzo rilevato nell’ambito dell’affidamento concesso, ovvero sul massimo sconfinamento fido. 

Quindi se gli interessi debitori vengono determinati sull’ammontare e sui giorni di utilizzo dell’affidamento, le commissioni di massimo scoperto vengono calcolate in percentuale sulla somma massima utilizzata durante il trimestre, nella fattispecie quindi sui 20.000.

Sarà ovviamente a cura della Banca esplicitare il metodo di calcolo della stessa, ovvero la base di calcolo (numeri debitori, numeri debitori in eccesso, intero ammontare del fido o dello sconfinamento). 

Ne consegue che non può ritenersi sufficientemente determinata (a differenza, ad esempio, di quanto avviene per la pattuizione dei tassi di interesse ultralegali), la mera indicazione del tasso percentuale senza ulteriori indicazioni sulla periodicità dell’applicazione, sui criteri di calcolo ed anche sulla base di computo.

In assenza di tale esplicitazione contrattuale la clausola è nulla e tutte le CMS devono essere rimborsate al correntista.

Dopo l’entrata in vigore della legge 2/2009 e l’art 117 bis TUB

L’entrata in vigore della legge 2/2009 e l’art 117 bis TUB del d.lgs 385/93 avrebbero dovuto definitivamente impedire l’applicazione delle CMS, tuttavia le stesse, vengono “opportunamente” sostituite dalla c.d. “commissione onnicomprensiva”, autorizzando così il sistema bancario ad applicare ancora più dannose commissioni (commissione disponibilità fondi, commissione istruttoria veloce).

L’art 117 bis TUB così recita:

“1-I contratti di apertura di credito possono prevedere, quali unici oneri a carico del cliente, una commissione onnicomprensiva, calcolata in maniera proporzionale rispetto alla somma messa a disposizione del cliente e alla durata dell’affidamento, e un tasso di interesse debitore sulle somme prelevate. L’ammontare della commissione, determinata in coerenza con la delibera del CICR anche in relazione alle specifiche tipologie di apertura di credito e con particolare riguardo per i conti correnti, non può superare lo o,50 per cento, per trimestre, della somma messa a disposizione del cliente.

2- A fronte di sconfinamenti in assenza di affidamento ovvero oltre il limite del fido, i contratti di conto corrente e di apertura di credito possono prevedere, quali unici oneri a carico del cliente, una commissione istruttoria veloce determinata in misura fissa, espresse in valore assoluto, commisurata ai costi e un tasso di interesse debitore sull’ammontare dello sconfinamento.

3- Le clausole che prevedono oneri diversi o non conformi rispetto a quanto stabilito nei commi 1 e 2 sono nulle. La nullità della clausola non comporta la nullità del contratto.”

La Commissione Massimo Scoperto è rilevante ai fini della disciplina sull’usura?

La normativa di riferimento sull’usura bancaria va individuata nella L. 108/1996, la quale dichiara che a fini dell’usurarietà è necessario confrontare il TEG (Tasso Effettivo Globale) con il Tasso Soglia Usura, vigente pro tempore per categoria di operazione corrispondente e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale. Tale legge rimanda poi a Banca d’Italia il compito di istruire circa la metodologia di calcolo del TEG.

Banca d’Italia ha da sempre ribadito che le commissioni massimo scoperto non incidono sul calcolo degli interessi usurari.

È prassi, come detto, nel nostro lavoro di analisi trovare incidenze del 50%, 200% ed anche 300% delle CMS sugli interessi, tanto non fanno cumulo con l’usura! (Sic!)

Di diverso avviso è la Corte di Cassazione penale S.U che in molte occasioni ha ribadito:

“ ..la CMS deve essere tenuta in considerazione quale fattore potenzialmente produttivo di usura, …  indipendentemente dalle istruzioni o direttive della Banca d’Italia…”

A tal proposito anche l’art. 644 c.p. sancisce che “per la determinazione del tasso d’interesse usurario si debba tener conto delle commissioni, remunerazioni a qualsiasi titolo e delle spese, escluse quelle per imposte e tasse, collegate all’erogazione del credito”, e quindi va da sé che anche la commissione sul massimo scoperto debba essere inserita nel computo del TEG.

La formula per calcolare il TEG, ex art. 644 c.p, è la seguente:

TEG= (Interessi + Spese + CMS)*36.500 / Numeri Debitori

Quasi sempre l’applicazione della commissione sul massimo scoperto determina il superamento del tasso soglia di usura.

Ciò avviene perché sulla scorta delle Istruzioni di Banca d’Italia, gli istituti di credito asseriscono che la CMS non rientrerebbe nel calcolo del TEG trimestrale del conto corrente.

Come ottenere il rimborso della commissione massimo scoperto  

Il rimborso delle commissioni illecitamente addebitate dalla banca può essere richiesto con un giudizio ordinario, con un ricorso all’ABF l’arbitro bancario e finanziario o con reclamo diretto all’istituto bancario.

Detto molto francamente sia il reclamo all’ABF che il reclamo a poco se non a nulla servono.

Qualora sussistano le condizioni, al fine di ottenere il rimborso, è consigliabile citare, previo diffida, la banca in giudizio, ordinario o veloce, e chiedere la restituzione dell’indebito. 

Per quanto possa sembrare paradossale, ma vi assicuro che è così, la banca, ricevuta la citazione in giudizio, si apre alla trattativa e si arriva con maggiore facilità ad una composizione bonaria prima della sentenza.

Per fare questo è necessario effettuare una analisi sul rapporto di conto corrente, unitamente alla documentazione contrattuale, una volta individuati gli illeciti e qualora ne sussistano i presupposto economici si procederà, previo incarico, alla stesura della perizia econometrica.

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