Commissione Massimo Scoperto – Ottieni il Rimborso

Cos’è e come viene applicata la Commissione Massimo Scoperto?

La Commissione Massimo Scoperto (CMS) rappresenta il corrispettivo destinato a compensare la Banca dell’onere di mettere a disposizione del cliente correntista una linea di credito, affidamento o scoperto di conto.

Come da definizione, quindi, su un fido di conto corrente di € 30.000 utilizzato solo per 20.000, la commissione di massimo scoperto andrebbe calcolata sui 10.000 che rimangono disponibili, mentre sui 20.000 andrebbero applicati gli interessi debitori.

Nella prassi bancaria tuttavia non è proprio così.

Originariamente l’incidenza di costo che tale commissione aveva rispetto agli interessi debitori era limitata, da ciò derivava la denominazione in gergo bancario di “ottavino”.

Purtuttavia, nel corso degli anni si è assistito ad una trasformazione o involuzione della commissione massimo scoperto, ciò, a mio avviso, a seguito dell’entrata in vigore della L. 108/96 (legge anti usura). 

Tale legge sottoponeva dei limiti alle pattuizioni sugli interessi debitori, nulla veniva sancito in relazione alle CMS, per le quali continuava a persistere un vuoto normativo. 

Ciò spiega, perché molti istituti bancari, da lì a poco, avrebbero deciso di spostare la ricerca del profitto, proprio sulle commissioni di massimo scoperto e non più sugli interessi debitori.

Si assiste così al passaggio dall’ “ottavino” a quella che sarebbe divenuta un onere aggiuntivo a tutti gli effetti, che sarebbe stata applicata sul massimo sconfinamento fido e avrebbe inciso per il doppio e in alcuni casi forse anche per il triplo rispetto agli interessi debitori.

Quindi se gli interessi debitori vengono determinati sull’ammontare e sui giorni di utilizzo dell’affidamento, le commissioni di massimo scoperto vengono calcolate in percentuale sulla somma massima utilizzata durante il trimestre. 

Riprendendo l’esempio descritto sopra, la commissione massimo scoperto andrebbe così calcolata non sui 10.000 disponibili ma sui 20.000 utilizzati.

È ovviamente a cura della Banca esplicitare il metodo di calcolo della stessa e la relativa base di calcolo (numeri debitori, numeri debitori in eccesso, intero ammontare del fido o dello sconfinamento).

In assenza di tale esplicitazione contrattuale la clausola è nulla e tutte le CMS devono essere rimborsate al correntista.

Dopo l’entrata in vigore della legge 2/2009 e l’art 117 bis TUB

La legge 2/2009 e l’art 117 bis TUB del d.lgs 385/93 hanno impedito definitivamente l’applicazione delle CMS.


Le commissioni massimo scoperto diventano illegittime dal primo ottobre 2009, ma….


In realtà, più che ad una limitazione si assiste ad una sostituzione: le commissioni massimo scoperto vengono infatti “opportunamente” sostituite dalla c.d. “commissione onnicomprensiva”.

Tale introduzione ha consentito al sistema bancario di applicare commissioni ancora più dannose, quali la commissione disponibilità fondi e la commissione istruttoria veloce.

L’art 117 bis TUB così recita:

“1-I contratti di apertura di credito possono prevedere, quali unici oneri a carico del cliente, una commissione onnicomprensiva, calcolata in maniera proporzionale rispetto alla somma messa a disposizione del cliente e alla durata dell’affidamento, e un tasso di interesse debitore sulle somme prelevate. L’ammontare della commissione, determinata in coerenza con la delibera del CICR anche in relazione alle specifiche tipologie di apertura di credito e con particolare riguardo per i conti correnti, non può superare lo o,50 per cento, per trimestre, della somma messa a disposizione del cliente.

2- A fronte di sconfinamenti in assenza di affidamento ovvero oltre il limite del fido, i contratti di conto corrente e di apertura di credito possono prevedere, quali unici oneri a carico del cliente, una commissione istruttoria veloce determinata in misura fissa, espresse in valore assoluto, commisurata ai costi e un tasso di interesse debitore sull’ammontare dello sconfinamento.

3- Le clausole che prevedono oneri diversi o non conformi rispetto a quanto stabilito nei commi 1 e 2 sono nulle. La nullità della clausola non comporta la nullità del contratto.”

La Commissione Massimo Scoperto è rilevante ai fini della disciplina sull’usura?

La normativa di riferimento sull’usura bancaria va individuata nella L. 108/1996, la quale dichiara che a fini dell’usurarietà è necessario confrontare il TEG (Tasso Effettivo Globale) con il Tasso Soglia Usura vigente pro tempore per categoria di operazione e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale. Tale legge rimanda poi a Banca d’Italia il compito di istruire circa la metodologia di calcolo del TEG.

Banca d’Italia ha da sempre ribadito che le commissioni massimo scoperto non incidono sul calcolo degli interessi usurari.

È prassi, come già detto, nel nostro lavoro di analisi trovare incidenze del 50%, 200% ed anche 300% delle CMS sugli interessi, tanto non fanno cumulo con l’usura! (Sic!)

Di diverso avviso è la Corte di Cassazione penale S.U che in molte occasioni ha ribadito:

“ ..la CMS deve essere tenuta in considerazione quale fattore potenzialmente produttivo di usura, […]  indipendentemente dalle istruzioni o direttive della Banca d’Italia […]”

A tal proposito anche l’art. 644 c.p. sancisce che “per la determinazione del tasso d’interesse usurario si debba tener conto delle commissioni, remunerazioni a qualsiasi titolo e delle spese, escluse quelle per imposte e tasse, collegate all’erogazione del credito”.

Pertanto, stante quanto detto, anche la commissione sul massimo scoperto dovrebbe essere inserita nel computo del TEG.

La formula per calcolare il TEG, ex art. 644 c.p, è la seguente:


TEG= (Interessi + Spese + CMS)*36.500 / Numeri Debitori


Quasi sempre l’applicazione della commissione sul massimo scoperto determina il superamento del tasso soglia usura.

Ciò avviene, perché sulla scorta delle Istruzioni di Banca d’Italia, gli istituti di credito asseriscono che la CMS non rientrerebbe nel calcolo del TEG trimestrale del conto corrente.

Come ottenere il rimborso della commissione massimo scoperto

Nel corso degli anni le banche hanno incentrato sulla commissione massimo scoperto la maggior fonte di profitto. Tale commissione, per giurisprudenza consolidata, deve essere restituita alla clientela se non adeguatamente pattuita e/o applicata contra legem.

Il rimborso delle commissioni illecitamente addebitate dalla banca può essere richiesto con un giudizio ordinario, con un ricorso all’ABF l’arbitro bancario e finanziario o con reclamo diretto all’istituto bancario.

Detto molto francamente il reclamo all’ABF o all’istituto bancario a poco servono.

Qualora sussistano le condizioni, è consigliabile citare la banca in giudizio, ordinario o veloce, previo diffida.

Ciò perché, per quanto possa sembrare paradossale ma vi assicuro che è così, non appena la banca viene citata in giudizio mostra tendenzialmente un atteggiamento di maggiore apertura alla trattativa, ed è proprio in questi casi che si può riuscire a raggiungere una composizione bonaria ancora prima della sentenza.

Per fare questo è necessario effettuare una analisi sul rapporto di conto corrente e sulla relativa documentazione contrattuale. Una volta individuati gli illeciti e qualora sussistano i presupposti economici, si procederà, previo incarico, alla stesura della perizia econometrica.

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A cura della Dott.ssa Valeria Re

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