Il termine Anatocismo deriva dal greco (anà – di nuovo, e tokòs – interesse) e fa riferimento alla capitalizzazione composta degli interessi ovvero all’applicazione di interessi sugli interessi già maturati.

Ma concretamente, nella prassi bancaria, come trovano applicazione gli interessi anatocistici o composti?

Analizziamo un conto corrente.

Se il conto corrente presenta alla chiusura contabile trimestrale un saldo negativo per il correntista, la banca conteggerà degli interessi debitori, che insieme alle altre competenze (spese e commissioni varie) verranno addebitati sul conto e incrementeranno il saldo debitore (comprensivo del capitale e degli interessi), il quale nella successiva chiusura trimestrale produrrà nuovi interessi.

  

Così facendo, gli interessi “capitalizzati” nel trimestre precedente producono, allo scadere del trimestre successivo a loro volta interessi che vanno a sommarsi sul saldo finale e così via in una spirale senza fine.

Tuttavia ci sono altre forme di anatocismo come quella del c.d. “Anatocismo Occulto”

Cos’è l’Anatocismo Occulto?

Nella prassi bancaria italiana fa riferimento alle competenze maturate sui rapporti di anticipo fatture o crediti vari che vengono “girocontate” sul rapporto ordinario. In questa maniera gli interessi del conto anticipi, finiti sul passivo del conto ordinario, andranno a produrre altri interessi provocando un illecito effetto moltiplicativo.

Facciamo adesso un esempio numerico:

Supponiamo di avere un capitale iniziale di € 100.000,00, sul quale maturano interessi al tasso del 10% e la periodicità di liquidazione sia trimestrale.

Calcolo senza anatocismo

Interessi trimestrali = (100.000,00*3*10)/1200= € 2.500,00

Ad ogni trimestre i 100.000,00 euro produrranno sempre € 2.500,00 di interessi

Calcolo con anatocismo

Interessi trimestrali I Trim.= (100.000,00*3*10)/1200= € 2.500,00

Interessi trimestrali II Trim.= [(100.000,00+2.500)*3*10]/1200= € 2.562,50

Interessi trimestrali III Trim.= [(102.500,00+2.562,50)*3*10]/1200= € 2.626,56

E così via per gli altri trimestri…

Come si evince, il fenomeno determina un aumento esponenziale del debito. 

Per tali motivi la giurisprudenza, accortasi che tale metodo di calcolo presentava profili quasi usurai, ne ha sancito la illegittimità.

Disciplina sull’Anatocismo

 

Nell’ordinamento italiano l’anatocismo è espressamente disciplinato dall’art. 1283 c.c., che recita testualmente: 

“In mancanza di usi contrari, gli interessi scaduti possono produrre interessi solo dal giorno della domanda giudiziale o per effetto di convenzione posteriore alla loro scadenza, e sempre che si tratti di interessi dovuti almeno per sei mesi”. 

Nella prassi, a partire dal 1952, la frase “In mancanza di usi contrari” è stata interpretata dall’ABI prevedendo nei contratti bancari la capitalizzazione degli interessi a favore della banca ogni tre mesi (a marzo, a giugno, a settembre e a dicembre) e quelli a favore del cliente solo annualmente. 

La delibera CICR del 9 febbraio 2000, entrata in vigore il 22.4.2000, ha previsto all’art. 2 che i contratti successivi possano contenere l’anatocismo bancario, seppur a certe condizioni: “nel conto corrente l’accredito e l’addebito degli interessi avviene sulla base dei tassi e con le periodicità contrattualmente stabiliti. Il saldo periodico produce interessi secondo le medesime modalità.  

Successivamente, anche grazie a varie pronunce della Suprema Corte sul tema, con la legge di stabilità 2014, nel modificare l’art.120 comma 2 del Testo unico bancario (TUB), è stato in un primo momento introdotto il divieto assoluto di anatocismo nelle operazioni bancarie. A distanza di pochi anni però, con il D.L. 14 febbraio 2016, n. 18, all’art. 17-bis, comma 1 è intervenuta una nuova modifica dell’art. 120 TUB. Oggi è previsto un divieto di capitalizzazione degli interessi debitori mentre per gli interessi di mora è stata stabilita la possibilità di capitalizzare. 

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