L’ordine di esibizione ex art 210 c.p.c. della documentazione bancaria. Profili processuali

Uno degli ostacoli più ardui da superare nel giudizio civile di accertamento negativo del saldo del conto corrente bancario attiene alla prova che il correntista deve fornire in giudizio relativamente alla documentazione dimostrativa dell’esistenza del rapporto di credito e delle “anomalie” che lo affliggono che determinano un saldo differente da quello esposto sull’ultimo estratto conto.
La normativa di riferimento è l’art.119 del t.u.b., la quale prevede che i clienti possano ottenere a proprie spese, entro congruo termine e comunque non oltre novanta giorni dalla richiesta, copia della documentazione relativa ad una o più operazioni effettuate dalla banca.
La Cassazione è più volte intervenuta in materia (sentenza n. 18555 del 2013, di conferma di una precedente pronuncia, la n. 349 del 2013), ritenendo che il termine di giorni quindici debba considerarsi “congruo “spatium deliberandi” per l’elaborazione delle informazioni da comunicare al destinatario della richiesta”.
Non infrequentemente gli Istituti di credito rimangono inosservanti al precetto normativo in commento, ponendo in essere condotte dilatorie (se non del tutto omissive dei propri doveri) poiché consapevoli che la richiesta di documentazione sia strumentale alla verifica del proprio operato, sovente precedendo l’introduzione di un contenzioso.
Ciò ovviamente pone in posizione di difficoltà il correntista che persegua l’accertamento negativo del saldo del proprio conto corrente, poiché – ai sensi dell’art. 2697 c.c. – su di esso grava l’onere di provare il fondamento della domanda avanzata in giudizio (come, al contrario, in caso di opposizione alla pretesa fatta valere dalla banca con decreto ingiuntivo, l’onere della produzione documentale integrale sia a carico di quest’ultima).
Non bastasse, l‘art. 2220 c.c. impone alle banche la conservazione di documentazione contabile solo per gli ultimi dieci anni che, nella migliore delle ipotesi, consente una ricostruzione solo parziale del rapporto di credito (pesante deminutio in un mercato, come quello italiano, dove il correntista è spesso soggetto altamente fidelizzato, con rapporti di conto corrente molto risalenti nel tempo).
Orbene, tra i rimedi processuali a disposizione del correntista (il quale, dopo la raccomandata rimasta inevasa, può anche procedere con un decreto ingiuntivo per la sola consegna di documentazione) vi è la richiesta di ordine di esibizione in giudizio, ai sensi dell’art.210 c.p.c., grazie al quale è possibile richiedere al Giudice un provvedimento che obblighi la banca convenuta appunto ad esibire la chiesta documentazione.
La casistica offre, tuttavia, una serie di “variabili”.
E’ diffusa la prassi tra la Magistratura di ammettere l’ordine di esibizione (comunque limitato agli ultimi dieci anni) solo nel caso in cui il correntista dimostri di aver invitato per iscritto (in forma ovviamente tracciabile) la banca prima del giudizio a consegnare i documenti.
L’argomentazione giuridica a sostegno è il richiamo all’onere probatorio (posto dall’art. 2697 c.c.) ricadente sulla parte che avanzi una domanda in giudizio.
Ciò si traduce, nei fatti, in una vera e propria condizione di ammissibilità della domanda che non ha riscontri né nel diritto sostanziale né in quello processuale.
Una storica pronuncia della S.C. (sez. I, 11 maggio 2017, n. 11554) ha confermato che “una simile ricostruzione non risulta solo in netto contrasto con il tenore del testo di legge, che peraltro si manifesta equivoco. La stessa tende, in realtà, a trasformare uno strumento di protezione del cliente – quale si è visto essere quello in esame – in uno strumento di penalizzazione del medesimo”.
Fortunatamente, nonostante le innegabili forti resistenze in merito, si registrano provvedimenti di adesione motivata alla pronuncia testè richiamata.
Vi rientra l’ordinanza del 24 Ottobre 2018, su un caso seguito da chi scrive ed avente oggetto la richiesta di esibizione degli estratti conto anche precedenti al decennio, resa dal Presidente della 4^ Sez. del Tribunale di Catania, il quale ha ritenuto “l’ammissibilità dell’ordine di esibizione di tutti gli e\c dei conti per cui è causa, non costituendo il previo esercizio stragiudiziale del diritto ex art. 119 tulb presupposto di ammissibilità dell’istanza ex art. 210 c.p.c. …omissis… Ritenuto che va invitato il c.t.u. a comparire all’udienza affinchè chiarisca l’eventuale continuità dei conti per cui è causa e l’applicazione del cd. saldo zero alla prima operazione disponibile ovvero diverso criterio contabile” per la rideterminazione del saldo del conto corrente.
Il provvedimento è interessantissimo poiché produce tre rilevanti conseguenze: intima la produzione alla banca, seppur in un procedimento introdotto dal correntista, di tutti gli estratti conto, sin dall’apertura dello stesso ed anche oltre gli ultimi dieci anni; conferma che la richiesta stragiudiziale dei documenti non integra una condizione di ammissibilità dell’istanza di ordine di esibizione e, stabilisce, in caso di perdurante discontinuità delle movimentazioni contabili, l’applicazione del criterio del c.d. “saldo zero” iniziale.
Un’importante, concreta, presa di posizione ed un segnale che restituisce equilibrio al rapporto tra banca e correntista.
Avv. Armando Longo