Mutui: gli italiani scelgono ancora il tasso fisso, ecco le statistiche

Sono oltre il 75% le richieste di mutuo a tasso fisso conteggiate nell’ultimo trimestre del 2017, contro il 21% a tasso variabile e il 4% a tasso variabile con CAP. I tassi, tornati ai minimi storici, continuano a favorire il tasso fisso e gli italiani preferiscono la sicurezza della rata costante, alleggerendo la rata mensile con piani di ammortamento lunghi.

Con un importo medio superiore ai 128.000 euro, il più alto registrato negli ultimi tre anni, il loan-to-value, ossia il rapporto tra la somma concessa in prestito dalla banca e il valore della proprietà proposta in garanzia dal risparmiatore, nella maggior parte dei casi va dal 55% all’80% e oltre il valore dell’immobile da finanziare.

Se il 35% dei clienti ha chiesto importi tra in 50.000 e i 100.000 euro, vi è un 32,3% che ha chiesto importi più alti, fino ai 140.000 euro. Quasi un terzo delle richieste di mutuo avviene per durata ventennale, mentre una buona fetta di utenti necessita di piani di ammortamento molto lunghi che raggiungono anche i 40 anni, anche se poi l’erogazione di concessioni per il lungo periodo non supera il 18,1%. Rispetto all’anno precedente, il 2017 ha visto scendere ancora il valore del tasso fisso dei mutui, al 2,27%, e del tasso variabile, al 1,02%.

Buona parte delle domande di mutuo arriva dal Nord Italia, con un aumento delle erogazioni da parte delle banche nell’ultimo quadrimestre del 2017. Si tratta di richiedenti con un reddito compreso tra i 1.500 e i 2.000 euro, con i lavoratori a tempo indeterminato che risultano avvantaggiati rispetto ai lavoratori autonomi. L’età media è compresa tra i 36 e i 45 anni e il reddito è solitamente incluso tra i 10.000 e i 20.000 euro annui.

Gli interventi della Bce, il piano straordinario di acquisto titoli e il sostegno all’economia, hanno aiutato le banche a mantenere bassi i tassi di interesse sulle erogazioni.

Per l’anno in corso non si prevedono novità rilevanti, ma chi sta per comprare deve tenere a mente che il tasso di riferimento rimarrà su valori negativi e che le quotazioni del mercato immobiliare sono ancora molto basse, consolidandosi come un’anomalia in Europa.